mercoledì 3 febbraio 2016

Pino Daniele - live 83 - a me me piace o blues

Albert King









Uno dei Three Kings, all'anagrafe Albert Nelson (1923 - 1992).













Albert King, vero nome Albert Nelson nacque il 25 aprile del 1923 ad Indianola, nel Mississipi, ma trascorse la sua infanzia a Forrest City, in Arizona.
La madre era una cantante gospel, mentre il padre era un predicatore itinerante, senza una specifica chiesa di riferimento e abbandonò la famiglia quando Albert aveva cinque anni.
Albert seguì quindi un po’ il percorso di sua madre, cantando il gospel, in particolare divenne membro degli Harmony Kings, ma l’amore per la musica da chiesa venne presto sostituita con l’ascolto del blues: Blind Lemon Jefferson e Lonnie Johnson furono i primi idoli che trascinarono via il giovane Albert dagli spirituals e dai gospel.
Cominciò a suonare la chitarra quando si trasferì in una piantagione di cotone dell'Arkansas, costruendosi rudimentali strumenti a corde.
All’età di sei anni si costruì una chitarra utilizzando una scatola di sigari, ma a dodici anni riuscì ad acquistarne una in un piccolo negozio che pagò solo qualche dollaro.
Come molti altri musicisti fecero, si trasferì a nord in cerca di successo.
Albert King aveva un suo stile tutto particolare di suonare la chitarra: essendo mancino girava sul lato opposto il manico dello strumento, senza però invertire l’ordine delle corde che rimanevano nell’impostazione precedente. Questo gli rendeva difficile eseguire certi accordi, ma l’approccio risultava certamente originale.
Negli anni 50 assume il nome di Albert King, ispirato dal successo Three O' Clock Blues di B.B. King, spesso lasciando intendere di essere un cugino del fortunato collega, cosa di cui questi non sembra risentirsi.

 
Per un po’ di tempo, suonava la sera con una gruppo chiamato Yancey’s Band, ma contemporaneamente continuava a lavorare come guidatore di ruspe nei cantieri edili. Alla Yancey’s Band si aggiunse un’altra band, la Grove Boys che si esibiva in molti locali fuori dall’Arizona e gli permetteva di crescere come artista, divenendo quasi un professionista.
Dopo tre anni, Albert King decise di trasferirsi a Gary, Indiana, dove entrò a far parte della band di Jimmy Reed e John Brim, che però gli prospettarono un ruolo di batterista, essendo entrambi dei chitarristi. Poco dopo l’arrivo a Gary, conobbe il celebre bassista e compositore Willie Dixon che lo aiutò ad avere un’audizione per la Parrot Records. L’audizione andò bene e gli permisero di incidere un paio di singoli Bad Luck Blues e Be on Your Merry Way. Il compenso fu veramente misero ($14) e così lasciò immediatamente l’etichetta.
Sei anni più tardi firmò un nuovo contratto con le etichette Bobbin e King Records: per queste due case discografiche registrò brani come Don’t Throw Your Love on Me So Strong (14° della Blues Top 20),  I’m a Lonely Man.
A cavallo fra gli anni ‘50 e ‘60, Albert King divenne una celebrità nella zona di St.Louis ed è in quel periodo che la Gibson Flying V diventa la sua chitarra preferita e assume il ruolo di strumento principale nei suoi concerti.
La svolta nella carriera di Albert King avvenne nel 1966 con la firma del contratto che lo avrebbe legato alla Stax Records: le registrazioni non furono strettamente legate al blues e spaziavano dal Rhythm and Blues al Rock, dal Soul a qualche brano di tendenza jazzistica.
Acquistata una Gibson Flying V, denominata Lucy, Albert affina il proprio stile, fatto di bending mozza fiato e del vibrato più personale ed espressivo del blues, che viene presto preso a modello da Jimi Hendrix e Mick Taylor e che trova in Stevie Ray Vaughan il più fedele seguace.
Nei primi anni '60 raggiunge buone posizioni nelle classifiche R&B con alcuni singoli; incide un album, The Big Blues, con cui inizia a farsi un nome; ma il successo vero arriva nel '66, con un contratto per la Stax e un album inciso insieme ai Booker T And The MG's, con Steve Cropper alla chitarra ritmica: Born Under A Bad Sign, che raccoglie anche i singoli incisi nei due anni precedenti e uscito nel '68, diventa un disco culto per ogni rocker che si rispetti ed è ancora oggi considerato uno dei lavori migliori di Albert King; Eric Clapton in Strange Brew, su Disraeli Gears dei Cream, uscito un anno prima, gli rende omaggio con un assolo che sembra tratto direttamente da Oh, Pretty Woman, uno di quei singoli.

Il successo del disco e l'ammirazione di personaggi famosi come Clapton, Hendrix, Taylor procurano al gigantesco chitarrista (1,95 m. per 113 kg. di peso) ingaggi non solo di fronte al pubblico di colore, ma anche nelle grandi arene rock, insieme ai Mothers Of Invention di Frank Zappa, Hendrix, i Bluesbreakers, Janis Joplin, B.B. King, facendolo conoscere al pubblico giovanile; nel '68 incide al Fillmore West di San Francisco, tempio della musica rock del tempo, un album dal vivo, Live Wire/Blues Power.


BB King, Albert King, Bobby "Blue" Bland

Gli anni ’70 furono altrettanto pieni di successo: King Does the King's Things, omaggio a Elvis Presley, Jammed Together, Lovejoy, I'll Play the Blues for You.
Gli esperimenti nella sua musica continuarono fino ad arrivare ad esibirirsi e registrare alcuni brani con la St.Louis Simphony Orchestra. Alla fine degli anni ’70 decise di tornare al blues canonico e lasciare da parte le influenze soul. Continuò ad esibirsi in tutto il mondo senza pausa e con grandissimi riconoscimenti.
Nel 1983 il suo nome fu inserito nella Blues Foundation Hall of Fame e si assicurò due nomination come migliore canzone blues, sia per San Francisco ’83, sia per I’m in A Phone Booth Baby. P
oco dopo annuncerà il ritiro dalle scene. Il 21 dicembre del 1992 Albert King muore a Memphis, Tennessee, a causa di un attacco cardiaco all’età di 69 anni.
Il suo mito sarà legato per sempre a quella chitarra suonata con uno stile unico e ad un talento musicale che ispirò musicisti poi diventati a loro volta delle icone del blues: Steve Ray Vaughan, Eric Clapton, J.J.Cale e chissà quanti altri! 




Il bending
King suonava la chitarra da mancino (con il manico rivolto a destra). Ciononostante non invertiva l'ordine delle corde nel rovesciare il proprio strumento (disponendo quindi dall'alto verso il basso Mi cantino, Si, Sol, Re, La, Mi).
Il suo particolare stile di esecuzione era caratterizzato da frequenti "bending" e da un fraseggio lento e sofferto. Fra i padri della chitarra blues, ha influenzato profondamente lo stile di numerosi musicisti successivi quali Jimi Hendrix, Eric Clapton, Gary Moore, Mike Bloomfield, Stevie Ray Vaughan e Angus Young.
Il bending, termine inglese che significa "piegatura", è un effetto di glissando che mira ad alterare una nota musicale di partenza fino a portarla a una più alta nota di arrivo. L'intervallo tra le due note spazia dal semitono ai due toni, a seconda dei limiti fisici dello strumento utilizzato.
Il bending è una tecnica applicabile, in differenti modi, su molti strumenti musicali, in particolare quelli a fiato (ad esempio il sassofono oppure l'armonica a bocca), ma trova il suo più ampio utilizzo nelle parti di chitarra elettrica solista nella musica blues e rock. Per quanto possa sembrare paradossale, nei due stili la stessa tecnica è usata per raggiungere effetti opposti: nel blues il bending esprime spesso tristezza e disperazione suonando come un lamento, un singhiozzo nel pianto dello strumento; nel rock invece suona come un grido, un urlo di energia musicale colorato di aggressività grazie all'uso della distorsione.